NEIL GAIMAN, IL FIGLIO DEL CIMITERO, OSCAR MONDADORI

Alcune classi seconde (sezioni A, F, H, O, P) della Scuola Statale Secondaria di primo grado “Giacinto Diano” di Pozzuoli hanno partecipato al Progetto “Lettori in gioco”. Un torneo di lettura, svolto anche in altri anni, che quest’anno, per la chiusura delle scuole, non si è concluso con la canonica sfida tra classi. Durante l’anno scolastico, gli alunni che hanno partecipato al progetto si sono immersi nella lettura di vari libri, opere di autori classici e contemporanei e di vario genere: comico-umoristico, horror e giallo e di romanzi scritti sotto forma di diario. A fine anno, è stato chiesto ai ragazzi di recensire i romanzi che avevano maggiormente colpito la loro immaginazione e che li avevano coinvolti nella lettura. Presentiamo qui gli elaborati selezionati dai docenti di Approfondimento che hanno collaborato al progetto, Francesco Saverio Annunziata, Luisa De Rosa, Anna Florena e Susy Scotto di Carlo e dai docenti referenti, Daniela Contrada e Giuliana Manna.

Ecco le recensioni di un romanzo molto apprezzato da tutti gli amanti del genere Fantasy Horror e Gothic e non solo. Neil Gaiman, “Il figlio del cimitero”, Oscar Mondadori. Uno dei tanti capolavori del noto sceneggiatore, scrittore e fumettista britannico, secondo il quale il nostro futuro dipende dalla lettura e dalla fantasia.

“Il figlio del cimitero”, recensione di Vittorio Lubrano, Classe II P

La Storia

Bod è un ragazzo normale, se non fosse che la sua migliore amica è una strega, il suo tutore, Silas, è un fantasma e la signora Owens, sua madre, è morta chissà quanti anni fa. È ancora piccolo quando la sua famiglia viene assassinata nel cuore della notte da un uomo chiamato Jack. L’unico che riesce a sopravvivere è proprio Bod, che gattonando riesce a rifugiarsi nel cimitero di fronte casa sua. Da dietro i cancelli chiusi viene notato dal signore e dalla signora Owens, una coppia di coniugi di mezz’età, che, percependo il pericolo in cui si trovava e la disperazione dell’anima di sua madre che aleggiava nei paraggi, decidono di prendere il bambino e di accoglierlo nella loro casa affidandolo a un tutore, Silas, che, seppur vivo, abita tra le tombe. Bod cresce felice, malgrado l’ambiente bizzarro e si abitua ai misteri che abitano tra la vita e la morte, circondato da personaggi, come Liza, la sua migliore amica, o i suoi genitori che, seppur morti, gli tengono compagnia e gli sono vicino. Da dietro le porte del cimitero nessuno gli può fare del male. Il richiamo dal mondo esterno, però, è forte, un mondo dove può conoscere l’amicizia dei suoi simili, e l’impazienza di un coltello che lo aspetta da undici lunghissimi anni…

Il protagonista

Bod, un genere di personaggio mi ha sempre appassionato, uno a cui non piace mettersi in mostra, una persona chiusa ma allo stesso tempo con un coraggio e una curiosità inesauribili. Si aggira per i sentieri del cimitero quasi fosse invisibile, ma in realtà nella sua testa girano ragionamenti intricati che lo aiutano ad agire nel modo corretto contro le situazioni sfavorevoli. Lo so che può sembrare un paradosso, ma ve ne accorgerete anche voi.

Tra gli altri personaggi mi ha colpito Silas, un personaggio, a parer mio, misterioso ma molto interessante. Si potrebbe identificare come un abitante del confine tra il mondo dei morti e quello dei vivi, infatti, anche se è un fantasma, è l’unico che sa educare Bod da uomo, facendogli capire che il mondo al di fuori del cimitero riserva tanti pericoli, ma verrà il giorno in cui dovrà affrontarli, con tutti i mezzi possibili ma soprattutto con la testa, col pensiero. E sono questi due personaggi, secondo me, a dare una voce a questa storia, a renderla attuale e a regalarci delle emozioni indimenticabili.

La Citazione

Mi ha colpito molto un dialogo, in particolare una frase di Silas, che si trova verso le pagine centrali:

“[…] E c’è sempre qualcuno che giudica la propria vita tanto intollerabile da pensare che la soluzione migliore sia accelerare il trapasso a un altro piano di esistenza.”

“Vuoi dire che si suicida?” chiese Bod. Aveva circa otto anni, occhi grandi e una grande curiosità, e non era stupido.

“Esattamente.”

“E funziona? Sono più felici, da morti?”

“Certe volte. Ma in genere no. È come chi crede di essere felice andando a vivere da qualche altra parte, ma poi impara che non è così che funziona. Ovunque tu vada, porti te stesso con te”.

Questo dialogo mi ha fatto pensare molto a come sia in realtà molto attuale e profondo questo libro, perché si fanno spesso riferimenti ad argomenti relativi ai problemi della vita, alla sofferenza dell’uomo, come il suicidio, in questo caso.

Trattato anche in maniera molto semplice ma lasciando un forte messaggio, mi ha fatto capire quanto sia importante il valore della vita e il fatto che tutte le persone che non ci sono più per suicidio non lo abbiano riconosciuto. Bisogna capire che la vita è una sola e va vissuta in pieno e, come dice il libro, bisogna andarle incontro con gli occhi e il cuore spalancati.

La Scena

La scena più forte per me è stata sicuramente quella finale: Bod davanti all’ingresso del cimitero, che ormai è pronto a seguire la sua strada, e la madre che è felice ma allo stesso tempo non vuole lasciarlo. Delle lacrime le scendono dagli occhi, illuminate dalla luna, come se volesse mostrare a Bod tutto il suo affetto, poi inizia a cantare una canzone che Bod ricorda, perché gliela cantava per farlo addormentare. L’unica cosa che Bod vuole fare in quel momento è abbracciare la madre, ma sarebbe come abbracciare il vuoto, perché è solo nel viale. E così Bod si avvia per la sua strada. Questa scena mi ha fatto pensare a quanto sia importante la famiglia, che molte volte trascuriamo, perché è lei che ci dà conforto e ci rende felici e di conseguenza persone migliori, come una vita senza di essa sarebbe in gran parte vuota e spenta perché priva dell’allegria e della gioia che si prova nello stare insieme.

Il Voto

Al libro do il voto massimo: 10, perché mi è piaciuto moltissimo. Lo stile è abbastanza semplice e scorrevole, inoltre il libro tratta in modo molto bello alcuni argomenti sempre attuali, facendoti sorridere, commuovere, arrabbiare… È un romanzo bellissimo, lo consiglio a tutti.

“Il figlio del cimitero”, recensione di Luisa Imperato, Classe II F

La storia

Questa storia parla di un ragazzo che riuscì a salvarsi dall’omicidio della famiglia, e che lo spirito della madre affidò ai signori Owens, due fantasmi del cimitero. Da quel momento il cimitero divenne la sua casa e lo chiamarono Nobody. Il ragazzo venne istruito ed educato da Silas, un fantasma che cercava di proteggerlo dall’assassino della sua famiglia. Un giorno Nobody fece conoscenza con Scarlett, una ragazza in carne ed ossa. Quando lei partì per la Scozia non si rividero più per molti anni. Passava il tempo e Bod cresceva ma non aveva amici, perché gli unici bambini fantasma erano più piccoli di lui. Quando Scarlett tornò dalla Scozia i due si rividero e insieme cercarono di uccidere l’assassino della famiglia del ragazzo.

Il protagonista

Il protagonista viene chiamato dalla sua famiglia adottiva: Nobody. E’ un ragazzino dagli occhi grigi e seri e con i capelli arruffati color grigio topo. Non c’è molto da dire sul suo aspetto ma più che altro sul suo carattere:è molto tranquillo e sereno, misterioso, introverso e coraggioso. Mi piace molto questa sua caratteristica perché si distingue dagli altri.

La citazione

La frase che mi ha colpito di più è la seguente:

Affronta la vita, son affanni e piaceri, che non siano inesplorate le strade di ieri”

Questa è la frase che gli cantava sempre la signora Owens, mi affascina perché vuol dare un certo significato: quello di affrontare quello che ci sarà l’indomani che potrà essere piacevole o faticoso, e non dimenticarsi mai il passato cioè non dimenticarsi delle “persone” che lo hanno accudito fin da quando era piccolo.

La Scena

La scena che mi è piaciuta di più è quella in cui Nobody finalmente, dopo tanto tempo, può uscire dal cimitero ed esplorare il Mondo.

Ho scelto questa scena per il solo motivo che lui sa che il mondo fuori dal cimitero sarà difficile e comunque decide di uscire dal cimitero, pur non avendo amici e neanche più una famiglia,e affrontare il tutto con coraggio e astuzia.

Il voto

A questo libro do un 9, perché mi ha colpito molto il coraggio del ragazzo e il senso di mistero che esprime. Inoltre l’autore ha usato una scrittura molto scorrevole e piacevole e ho trovato questa storia molto intrigante e coinvolgente. La parte che mi ha un po’ delusa è quando Scarlett, la ragazzina che Bod incontrò da piccolo, vuole scappare da lui. Mi ha sconvolto perché mi sarei aspettata un finale che coinvolgesse anche lei. Per il resto, il libro mi è compiaciuto.

“Il figlio del cimitero”, recensione di Salvatore Trapanese, Classe II O

La storia

La storia narra di un ragazzo chiamato Nobody Owens detto “Bod”, questo nome gli è stato dato dopo che Jack uccide tutta la sua famiglia una notte mentre tutti erano in casa lui nonostante è un neonato riesce a fuggire. Gattonando arriva in un cimitero. Lo spirito della madre lo affida ai defunti coniugi Owens. Un giorno giocando incontra una bambina di nome Scarlett , si vedevano spesso lei pensava che lui fosse un amico immaginario ,poi lei un giorno partì. Silas ,il suo tutore è un personaggio misterioso con dei strani poteri non è ne morto ne vivo. La sua maestra è la signora Lupescu, la sua migliore amica è una strega fantasma di nome Liza. Quando diventa più grande scopre che la confraternita dei Jack Del Mazzo, aveva mandato ad uccidere lui e la sua famiglia perché svelò che c’era un bambino che poteva varcare il confine tra il regno dei vivi e quello dei morti. Scarlett tornò. Jack la usò come trappola per uccidere Nobody. Bod la salva e riesce anche ad uccidere gli ultime membri della confraternita rimasti in vita con l’aiuto di Silas e della signora Lupescu la quale però muore. Nobody ormai libero decide a malincuore di lasciare il cimitero e le persone con le quali era cresciuto per vivere una vita normale con i vivi.

Il protagonista

Nobody Owens durante la convivenza con i defunti gli vengono insegnati poteri particolari, gli stessi dei fantasmi. Per poter vivere nel regno dei vivi dovrà affrontare l’assassino della sua famiglia.

La citazione

La citazione più bella secondo me è: “Chi crede che se va a vivere da qualche altra parte sarà felice, poi scopre che non funziona cosi. Ovunque tu vada porti te stesso con te”.

La Scena

La  scena che più mi è piaciuta è quando lui non vuole partire con Silas ,ma purtroppo il suo tutore non può portarlo con lui per ragione che Bod capirà in seguito.

Il voto

A questo libro do un voto medio 7,5, perché è scritto in modo semplice e chiaro, molto comprensibile, lascia spazio all’immaginazione, ma, a me non piacciono questo genere di libri, preferisco altro.

 

Daniela Contrada

Grafica pubblicitaria, storica dell’arte e restauratrice, ha operato a lungo nei rispettivi settori prima di dare sfogo alla sua creatività nell’insegnamento di materie letterarie presso la scuola secondaria di primo grado.

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