A voi che non ne potete più dei compiti per le vacanze

Ecco per voi docenti e genitori abbiamo scelto, come lettera da dedicarvi giusto prima delle feste natalizie,  un interessante articolo per riflettere sulla inutilità dei compiti assegnati a casa per le vacanze, scritto da Carlotta De Meo su http://scuoladivita.corriere.it/2013/12/20/le-vacanze-10-ragioni-per-evitare-i-compiti-a-casa/

 

LE VACANZE? 10 RAGIONI PER EVITARE I COMPITI A CASA

Per gli studenti (e i loro genitori) sono una «punizione crudele». Ma ora anche qualche insegnante a gran voce si scagli contro i compiti a casa per le vacanze. E per farlo cita studi e orientamenti internazionali.

L’US National Education Association, per esempio,  raccomanda di assegnare agli studenti un carico di lavoro doposcuola  pari a «dieci minuti per classe»: dieci in prima, venti in seconda, fino alle due ore al giorno dei maturandi .

«Nelle diverse epoche storiche i compiti a casa sono stati più o meno raccomandati» spiega Miriam Clifford, insegnante e blogger del network InformED.

«Nel 1901, la California fece addirittura una legge per limitarne la quantità». Oggi, invece, gli insegnanti fanno quasi a gara per darne il più possibile. «Molti docenti, però, stanno riconsiderando la loro posizione anche alla luce delle statistiche sull’obesità infantile e dei problemi, ormai noti, del sovraccarico di informazioni».

E così, la Clifford raccoglie e sintetizza i 20 motivi per cui «non si dovrebbero assegnare i compiti a casa durante le vacanze».  Con un po’ di sintesi, ne abbiamo scelti 10.
1.        I compiti a casa sono obsoleti. I ragazzi del 21esimo secolo, grazie al computer, apprendono 24 ore su 24 e sette giorni su sette, perché sono immersi nelle informazioni.  «Anziché assegnare compiti,  gli insegnanti dovrebbero creare un vero interesse per l’apprendimento chiedendo ai ragazzi, durante le vacanze, di fare ricerche su temi che li interessano al di là dei programmi scolastici» dice Clifford.
2.        Molti insegnanti non ricevono una formazione specifica e non si rendono conto che più compiti non vuol dire più risultato. Alcuni studi della Duke University dimostrano  che assegnare una quantità eccessiva di esercizi sia, in realtà, controproducente. «Soprattutto per i più piccoli è meglio concentrarsi su compiti che migliorino le competenze con un impegno breve, semplice,  aperto al coinvolgimento delle famiglie e degli stessi alunni che possono esprimere i loro interessi» spiega Clifford.
3.        I paesi che assegnano più compiti a casa non sono i migliori. Anzi. Uno studio di Stanford ha svelato che gli studenti giapponesi, danesi e cechi hanno performance ben più alte rispetto ai colleghi greci tailandesi e iraniani che passano molte ore sui libri anche nel doposcuola. In Giappone, addirittura, i  compiti a casa sono stati aboliti per dare più tempo per la famiglia e gli interessi personali. E la Danimarca, leader nelle graduatorie internazionali, ha limitato i compiti a casa a un impegno massimo di mezz’ora al giorno.
4.        Evitare soprattutto le cosiddette «schede di lavoro», spesso ripetitive e frustranti, che non garantiscono un reale apprendimento. Meglio le letture.  «Ci sono grandi storie che raccontano le vacanze, da consigliare ai genitori e agli studenti . Si può iniziare a leggere il primo capitolo in classe per incuriosirli. Per i più piccoli possono  essere costruiti  giochi di ruolo».
5.        Compiti, non solo sui libri. Se si sta studiando l’impero romano, perché non chiedere ai ragazzi, e alle famiglie, di vedere un film storico, andare a teatro o visitare un museo? «Non solo aiuterebbe lo studio ma aumenterebbe anche la coesione familiare. E stare in famiglia è uno degli aspetti più importanti delle vacanze» dice Clifford. Lo stesso vale ancor più in occasione di un soggiorno, in Italia o all’estero: non ha senso stare sui libri quando il viaggio è sempre apprendimento.
6.        L’apprendimento non è solo carta e matita e gli studenti possono imparare di più osservando il mondo reale. Gli insegnanti dovrebbero stimolare gli studenti a fare attività diverse, come cucinare con i genitori o osservare il lavoro degli adulti, magari andando a lavoro con mamma e papà. «Potrebbero essere illuminati sulla strada da seguire in futuro».
7.        Le vacanze sono il momento migliore per fare sport e coltivare le amicizie. Sei compagni di classe sono liberi dai compiti, possono giocare insieme fuori dalla scuola e conoscersi meglio.
8.        Coinvolgere i genitori, chiedendo la loro opinione sui compiti a casa (sono troppi? Sono interessanti per i ragazzi?). Gli insegnanti  dovrebbero poi mandare una lettera alle famiglie per spiegare la propria scelta finale, invitandoli  comunque a godersi il tempo con i propri figli.
9.        Trasformare i compiti in un  «progetto aperto» per il credito supplementare . Gli studenti potrebbero approfondire qualche materia o tema che più gli interessa. Prima delle vacanze, in classe, si potrebbe parlare di temi o fornire libri agli studenti. «Quando c’è un interesse, quando studiare è anche appagante e divertente, il risultato è garantito».
10.        Esortare i ragazzi a fare volontariato durantele vacanze. Gli studenti potrebbero impegnarsi in una mensa locale o fare un altro servizio alla comunità. «Questa è una grande alternativa ai compiti a casa, soprattutto per questa generazione che dimostra alti valori di partecipazione civica» conclude Clifford.

Qual è la vostra esperienza di insegnanti e genitori?

 

Carlotta De Meo

 

Cristiana La Capria

Insegna appassionatamente lettere in una scuola secondaria di secondo grado. Si interessa di pedagogia delle differenze e studia il potenziale educativo di cinema e narrativa. Si occupa di formazione degli insegnanti. Scrive saggi e ultimamente testi di narrativa.

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