I NOSTRI RAGAZZI

di Ivano di Matteo, Italia 2014, durata 92 minuti

– Chi sei?-

Attenzione a chi allevate, a chi cresce in casa con voi, a chi è vostro figlio, a chi è vostra figlia.

Lo sapete veramente cosa sarebbero capaci di fare?

A CHI? Ai genitori/ a chi ama l’educazione.

PERCHE’? Per togliersi gli occhiali da sole e farsi abbagliare dalla distanza –pericolosa – che separa noi adulti dai pensieri degli adolescenti, per avere la forza di provare paura, per ammettere che spesso i mostri li creiamo noi.

IL FILM: Con tratto deciso e senza sbavature siamo introdotti nel paesaggio della quotidianità del male in una Roma (che potrebbe essere anche Torino o Milano) dove fare violenza è come fare la pasta per il pane.

Due fratelli, professionisti realizzati, poco in sintonia tra loro, si vedono a cena periodicamente con le rispettive mogli. Uno fa il chirurgo che salva la vita a giovani pazienti, è benestante, ha un figlio di quindici anni; l’altro è un avvocato di successo che difende anche il più accanito assassino, è più che benestante, ha una figlia di quindici anni.

Loro, i due rispettivi figli (che poi sono cugini), si frequentano regolarmente, fanno la vita regolare di quelli della loro età che vedono video dalla mattina alla sera, che stanno incollati allo smartphone, che vanno alle feste, che vanno bene a scuola anche se si distraggono, che a volte si ubriacano, che non hanno mai voglia né tempo per chiacchierare con mamma e papà, stanno persi nel loro mondo un po’ depresso, un po’ confuso, un po’ insicuro.

E poi arriva quel video a sventrare la tela della regolarità; noi adulti, con gli occhi della mamma del ragazzo vediamo quello che le telecamere nascoste hanno ripreso, quello che la televisione ha mandato in onda, vediamo due tizi giovanissimi che pestano a sangue una donna, una senza tetto che rimane deturpata fino alla morte dalle botte, stesa sul marciapiede di una solitaria strada notturna. Le immagini non sono nitide.

Avete visto bene? Sono stati loro? Sono stati “i nostri ragazzi”?

La domanda porta nel tunnel vorticoso della rabbia, della paura, del sospetto di nutrire in casa degli orrendi assassini. Perché l’avete fatto?

Ma lui e lei, il ragazzo e la ragazza, non si curano delle conseguenze, non pesano le responsabilità, non sentono le tracce delle azioni, viaggiano sul filo della tragica superficie. A soffrire la condanna sono loro, le mamme e i papà che non sanno intrecciare relazioni, che non sanno parlare con quelli che hanno messo al mondo e che non sanno neppure come comportarsi dopo. Perché il dopo che il film non mette in mostra è ancora più brutto del principio. Inquietante.

Da vedere per ammirare una regia intelligente, sobria, profondamente attenta agli sguardi perduti degli adulti e a quelli in fuga dei loro figli. Senza false retoriche, arriva un ritratto offensivo dei nuovi genitori e dei “loro ragazzi”. Tenetevi forte perché c’è da pensare e c’è molto da imparare sull’identità degli adulti che fanno i genitori.

Cristiana La Capria

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Cristiana La Capria

Insegna appassionatamente lettere in una scuola secondaria di secondo grado. Si interessa di pedagogia delle differenze e studia il potenziale educativo di cinema e narrativa. Si occupa di formazione degli insegnanti. Scrive saggi e ultimamente testi di narrativa.

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Una risposta

  1. Sabrina Angela Ferri ha detto:

    Trama interessante, soprattutto per chi si occupa di educazione. Mi ricorda un po’ Il capitale umano, di Paolo Virzì, uscito lo scorso anno e ambientato nella verde e ricca Brianza. Anche lì, genitori egoisti e distratti, pessimi modelli per i loro figli, e un evento improvviso e tragico che rompe gli schemi … probabilmente si tratta di un male dei nostri tempi.

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