STAI ZITTA

 

di Michela Murgia, Einaudi 2021

Vai a cuccia!

A chi: alle giovanissime generazioni dai 14 anni in su e a chi si occupa della loro educazione.

 

Perché: per scivolare dentro le pieghe di un’acuta analisi delle forme della comunicazione pubblica, vederne le ombre e imparare a non inciampare nei meccanismi sedimentati del linguaggio maschilista che, manipolando le parole, reprime il mondo femminile, ovvero più della metà del genere umano.

 

Il libro: la penna vibra nel sottoscala del linguaggio prepotente, quello che assorbiamo, goccia dopo goccia, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Si tratta di un linguaggio subdolo che mette all’angolo le donne, le inquadra dentro un recinto che deve rimanere innocuo, passivo, depotenziato di quegli attributi che solo il maschio ha riconosciuti: la capacità di parlare, di decidere, di affermare, criticare, guardare. La donna invece deve ascoltare, eseguire, lasciarsi guardare. La scrittrice ci accompagna lungo un percorso fatto di ragionamenti che filano come un treno sulla scia di argomentazioni sostenute da fatti, accadimenti, registrazioni, resoconti recuperati dal ventre di radio, televisione, stampa e social media. Personaggi noti che esprimono un linguaggio talmente innestato sotto la pelle della gente, da apparire tragicamente normale. E così le battute sul fondoschiena della professionista diventano apprezzamenti, le molestie verbali in strada diventano cat calling scherzosi; i titoli accademici non bastano a smettere di chiamare una ricercatrice signora o signorina  e i dialoghi con le donne che sanno argomentare vanno bloccati: loro devono stare zitte e andare a cuccia. Lo stupro, quindi, è la tragica cima di una violenza strisciante che si radica nel profondo della nostra cultura e alimenta il virus ormai storico del maschilismo.

Da leggere per farsi contaminare dalla voglia di parlare un linguaggio dell’educazione che, comunicando con le nuove generazioni, sia innanzitutto capace di smascherare le gabbie simboliche in cui intrappoliamo il pensiero sotto l’unico ombrello semantico maschile. Sapere è potere, ma saper parlare è un doppio potere che le donne devono riprendersi.

Cristiana La Capria

Cristiana La Capria

Insegna appassionatamente lettere in una scuola secondaria di secondo grado. Si interessa di pedagogia delle differenze e studia il potenziale educativo di cinema e narrativa. Si occupa di formazione degli insegnanti. Scrive saggi e ultimamente testi di narrativa.

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